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I tre fratelli


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
03.03.2026    |    1.248    |    0 8.0
"'Succhia, puttana, di merda' comandò, spingendo in gola fino a fargli lacrimare gli occhi, la saliva che colava sul mento..."
I tre fratelli – Alessandro, il maggiore di ventiquattro anni, alto e muscoloso con tatuaggi sulle braccia; Matteo, ventidue, snello ma atletico con un ghigno sadico; e Luca, il più giovane a venti, con occhi freddi e un corpo da lottatore – odiavano Giovanni con una passione viscerale. Giovanni era il nuovo compagno della loro madre, un quarantenne divorziato con soldi facili da un lavoro in finanza, che si era insinuato nella loro vita familiare come un parassita. La madre, una donna di quarantacinque anni ancora attraente ma stanca di solitudine, lo aveva presentato come 'l'uomo giusto', ma per i fratelli era solo un intruso che profanava il ricordo del padre morto. 'Dobbiamo fargliela pagare,' aveva sussurrato Alessandro una sera, mentre fumavano erba sul balcone dell'appartamento di famiglia a Genova. 'Inculiamolo, letteralmente. Facciamolo implorare.' Matteo aveva riso, e Luca aveva annuito, i piani che si formavano nella loro mente degenerata, forgiata da anni di pornografia estrema e risentimento represso.

Il Carnevale di Genova era il pretesto perfetto. La città brulicava di maschere e costumi, strade affollate di ubriachi e festaioli, nessuno che notasse un gruppo di 'pirati' che saliva su una barca ormeggiata. Giovanni possedeva un cabinato di venticinque metri, un lusso bianco e lucido chiamato 'Libertà', ancorato nel porto vecchio. I fratelli sapevano che lui ci passava i weekend da solo, a bere whisky e a vantarsi con amici al telefono della sua 'nuova vita'. Avevano reclutato tre uomini neri dal giro underground della città: Jamal, un ghanese di trent'anni con muscoli gonfi e un cazzo spesso come un polso; Kwame, nigeriano atletico con vene pulsanti sul membro; e Ousmane, senegalese massiccio con un'erezione curva e aggressiva. 'Pagheremo bene,' aveva detto Alessandro, e loro avevano accettato, eccitati dall'idea di sfogare la loro lussuria su un uomo ignaro.

Si travestirono da pirati: tricorni neri, camicie strappate, pantaloni larghi con fasce rosse, spade di plastica e bende sull'occhio. Sotto, nascondevano fruste di cuoio nero arrotolate, tubetti di vaselina e preservativi inutili – non ne avrebbero avuto bisogno per il caos che pianificavano. Partirono all'imbrunire, il gruppo di sei che si muoveva tra la folla carnevalesca, risate e fischi che coprivano i loro passi. La barca dondolava piano sull'acqua scura del porto, luci interne accese che delineavano la silhouette di Giovanni sul ponte superiore, un bicchiere in mano, ignaro.

'Ahoy, capitano!' gridò Matteo salendo per primo sulla passerella, la voce alterata da un accento finto. Giovanni si voltò, sorpreso ma sorridente, pensando a un gruppo di festaioli. 'Ragazzi, Carnevale anche qui? Venite, salite, offro da bere.' I fratelli e i tre neri obbedirono, invadendo il ponte con un'aria giocosa che mascherava la minaccia. Alessandro chiuse il cancello dietro di loro, Luca accese una sigaretta mentre Jamal e Kwame si sparpagliavano, fingendo di ammirare la barca. Ousmane rimase vicino a Giovanni, il suo corpo imponente che lo sovrastava.

Non passò un minuto prima che la maschera cadesse. Alessandro colpì per primo: un pugno secco allo stomaco di Giovanni, che si piegò ansimando, il bicchiere che volava in mare. 'Che cazzo... voi siete...' balbettò, riconoscendo gli occhi di Alessandro sotto il tricorno. 'I figli di puttana della tua donna,' ringhiò Matteo, afferrandolo per i capelli e spingendolo contro il parapetto. Luca tirò fuori la frusta, il cuoio che schioccava nell'aria, e la prima sferzata atterrò sulla schiena di Giovanni attraverso la camicia sottile, strappando un urlo. 'Zitto, o ti buttiamo in acqua,' minacciò.

Lo trascinarono nella cabina principale, un salone lussuoso con divani di pelle, un bar e una grande finestra sul mare. I tre neri si unirono, ridendo in lingue miste mentre spogliavano Giovanni: camicia strappata, pantaloni calati fino alle caviglie, rivelando il suo corpo flaccido, il cazzo piccolo e rattrappito dal terrore. 'Guardate questo coglione,' disse Jamal, schiaffeggiandogli il viso con il dorso della mano. Giovanni implorò: 'Vi prego, ragazzi, è un malinteso... vostra madre...' Ma Alessandro lo zittì con un calcio alle palle, facendolo crollare in ginocchio.

Iniziarono con le fruste. Matteo e Luca lo legarono mani e piedi ai polsi del divano, braccia spalancate, culo esposto. La vaselina venne fuori per prima: Alessandro ne spalmò una generosa manciata sul buco stretto di Giovanni, dita che spingevano dentro senza pietà, dilatando l'ano vergine mentre l'uomo gridava. 'Rilassati, suocero,' sghignazzò, ficcando due dita poi tre, il lubrificante che colava lungo le cosce. Le fruste entrarono in gioco: Luca frustò le natiche, strisce rosse che sbocciavano sulla pelle pallida, ogni colpo che faceva contrarre il culo. 'Conta, frocio,' ordinò, e Giovanni, singhiozzando, balbettò 'Uno... due...' fino a dieci, il sedere un mosaico di lividi.

Jamal fu il primo a montarlo. Il ghanese si slacciò i pantaloni, il cazzo nero enorme che schizzò fuori, venoso e duro, cappella gonfia. Spalmò vaselina sul membro, poi afferrò i fianchi di Giovanni e spinse. L'ano resistette solo un secondo prima di cedere, il cazzo che affondava centimetro dopo centimetro, strappando urla gutturali. 'Cazzo, è stretto come un ragazzino,' grugnì Jamal, pompando piano all'inizio, poi più forte, le palle che sbattevano contro quelle di Giovanni. Il corpo dell'uomo si scuoteva ad ogni affondo, il sudore che colava, mentre i fratelli guardavano ridendo, fruste che continuavano a fischiare sulle spalle e sulla schiena.

Matteo si unì, ficcando il suo cazzo – medio ma rigido – in bocca a Giovanni. 'Succhia, puttana, di merda' comandò, spingendo in gola fino a fargli lacrimare gli occhi, la saliva che colava sul mento. Alessandro frustò il culo mentre Jamal scopava, sincronizzando i colpi: sferzata e affondo, sferzata e affondo, il dolore che si mescolava al bruciore anale. Kwame prese il posto di Matteo in bocca, il suo cazzo più lungo che ostruiva la gola, costringendo Giovanni a ingoiare fino alle tonsille, conati che lo scuotevano.

L'umiliazione salì di livello quando Ousmane lo girò, legandolo a pancia in su sul tavolo del bar. Le gambe spalancate, culo in aria, vaselina fresca spalmata. Ousmane entrò per secondo nel buco, il suo membro curvo che grattava le pareti interne, spinte violente che facevano sobbalzare il tavolo. Luca, eccitato, si masturbava guardando, poi ficcò il suo cazzo giovane e duro nella bocca di Giovanni, scopandogli la faccia mentre la frusta di Matteo schioccava sulle tette pelose dell'uomo. 'Senti come ti apriamo,' rise Alessandro, unendo il suo cazzo a quello di Ousmane: doppia penetrazione anale, due membri neri e bianchi che si sfregavano nel culo dilatato, vaselina che schizzava, Giovanni che urlava intorno al cazzo in bocca, il corpo un relitto tremante.

I tre neri ruotarono: Kwame lo inculò con spinte poderose, afferrando le caviglie e tirando come se volesse strapparlo; Jamal gli frustò le palle con la mano mentre scopava, dolore lancinante che lo faceva contrarre; Ousmane lo costrinse a leccargli il culo tra un turno e l'altro, la lingua di Giovanni che guizzava sull'ano sudato sotto minaccia di frusta. I fratelli non si trattennero: Alessandro lo sodomizzò con rabbia familiare, affondando fino in fondo e schiaffeggiando il viso; Matteo usò la frusta per tracciare linee sul petto, capezzoli gonfi e rossi; Luca, il più crudele, piscio un po' in anticipo, spruzzando urina calda sul cazzo flaccido di Giovanni mentre lo guardava implorare.

L'orgia culminò in un turbine di sadismo. Lo misero a quattro zampe sul ponte, sotto le stelle del Carnevale, fuochi d'artificio che illuminavano i corpi sudati. Jamal e Alessandro lo double penetrarono di nuovo, cazzi che entravano e uscivano in alternanza, il culo un buco rosso e gocciolante di vaselina e precum. Kwame e Matteo gli riempirono la bocca, cazzi che spingevano insieme, stirando le labbra fino al limite. Ousmane frustò le cosce, Luca versò altra vaselina direttamente nell'ano aperto. Giovanni era rotto, gemiti ridotti a gorgoglii, il corpo coperto di segni rossi e fluidi.

Alla fine, dopo ore di abusi – cazzi che eiaculavano dentro di lui, sborra che colava dal culo dilatato, fruste che lasciavano la pelle escoriata – venne il gran finale. Lo sdraiarono sul ponte, faccia in su, e i sei si misero in cerchio intorno a lui. 'Apri la bocca, schifo,' ordinò Alessandro, e uno dopo l'altro pisciarono: getti caldi e salati che gli colpirono il viso, gli occhi, la bocca aperta in un urlo silenzioso. Jamal mirò al petto, Kwame al cazzo umiliato, Ousmane gli riempì i capelli. I fratelli risero, Matteo che spruzzava sul naso, Luca che lo centrava in bocca facendolo tossire e ingoiare. Giovanni singhiozzò, il corpo fradicio di umiliazione totale, mentre loro si rivestivano.

'Non dire una parola a mamma,' sibilò Alessandro, calciandolo piano mentre si allontanavano. 'O la prossima volta ti facciamo peggio' Scomparvero nella notte carnevalesca, lasciando Giovanni solo sulla barca, nudo, pesto e inzuppato, il cabinato che dondolava come il suo mondo distrutto. L'indomani, avrebbe mentito alla madre, ma il segno – fisico e psicologico – sarebbe rimasto per sempre, un monito dalla degenerazione che i suoi 'figliastri' incarnavano.
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